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Bianchi

Nevica sui volti di sole, sulle spalle oggi stanche, il bianco innocente del cigno che perde i suoi laghi. Giochi di strada nei pensieri toccanti, nei paesaggi ormai cupi, di città spente nell’atto.

Loro spesi tra le strade non piangono più, fanno fresco il palato bevendo dal cielo. Non temono il vuoto, da dove accarezzano animali feriti dall’uomo incosciente, rinati, come fiati accennati, e si sciolgono nell’acqua più dolce, di chi ha sorseggiato vini più trascorsi del tempo.

Addio al bambino più grande del campo fiorito, addio all’uomo che tiene in spalla quel figlio, alla donna che in storia e leggenda, rilega e pulisce i peccati di chi la sposa. Che sia durante il viaggio il loro canto più acuto, il loro abbraccio curato, che sfida i violini e gli allievi del vento, che per loro, oggi in tenuta celeste, il passaggio diventi terra di gloria imbevuta, luminosa e specchiata, perché trasparente sorgente, e non vetro che scheggia.

Dove la stagione cangiante, a momenti evoluta, non invecchia il fanciullo, oggi alato e sogno dei padri, incompiuto. Arricchite la luce.

Daniele Bongiovanni

Sintesi di un tempo

Simile, gemella dei tanti. Fuori luogo stella, posata per effettuare luce riflessa. Sintesi della mia natura astratta, informale statua, vittoria di chi ti ha perso, gloria e Deus della memoria mia indovina.

Oggi è un viaggio breve e splendido, dal treno fermo non sento la salita, e con cali di umore, fluido e tempestoso, ritraggo lento il colar del miele, il calar del sole. Sera, e leggo la carta stanca, riviste e notizie dal mondo. Loro sono la firma di chi ha lasciato il suo nome, ed io rifaccio il ricordo di un mio capolavoro.

La notte sbriciola, penso al vagar altrui, e ai piccoli innocenti del film. Di mestiere giocano i bambini. Profumata via d'uscita il resto, oggi è nuova ambra, le promesse per il futuro sembrano fiori e vino.

Poi le mani, come una bocca che parla di sè.

Daniele Bongiovanni

Il lessico dei cani

Il niente è un buco nei suoi denti andati, è paradossale, è un riempitivo del non avere, del non viversi.

Il niente è il crederci del tutto, simulando un Dio.

Il niente è amabile nei luoghi isolati, un lento calar dell’oscuro immaginarsi altrove, nello specchio sciolto dell’età dei Padri. Dalla finestra si mescolano i passanti, la vista si confonde, e in mano non si arrestano i pudori. Salir sui passi, arrestando il dove. 

Il niente è presente nelle domeniche in piazza, nelle giostre deserte, nei vestiti quasi invernali. E' il volto stanco dei venditori di fumo, di fiori svenduti, le attrezzature pesanti di chi giudica i leggeri sospiri degli altri amanti. Poche illusioni nel sapere dato dai paesaggi contrastanti di un Magritte, il niente è il fiorir di dubbi, del giudizio incerto, di persone sole praticanti il tutto.

Fuori i particolari si perdono a vista e si sente armonioso il lessico dei cani.

Daniele Bongiovanni

* I testi qui presenti sono inediti,

oppure tratti da pubblicazioni di Daniele Bongiovanni.